Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Tra “società di comodo” ed obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate

22 Dic2011

La cosiddetta manovra di “Ferragosto” ha inasprito la normativa sulle società non operative, società definite anche di “comodo”, con la finalità di contrastare l’utilizzo di “schermi” societari.

L’inasprimento della normativa, che avrà effetto dal 2012, normativa peraltro già particolarmente “incisiva”, si traduce da un lato nell’applicazione di un’addizionale del 10,5% sull’attuale aliquota IRES del 27,5% e, dall’altro, nell’inserimento di una nuova fattispecie di non operatività ravvisabile nel manifestarsi di perdite fiscali per tre periodi d’imposta o per due periodi d’imposta con un terzo periodo con reddito inferiore a quello determinato in ottemperanza alla normativa stessa.

La norma assume un interesse di rilievo generale se si pensa che la stessa può riguardare realtà societarie a volte costituite per gestire modesti patrimoni immobiliari e/o per effettuare operazioni di realizzazione e vendita di un singolo immobile. Si pensi, ad esempio, alla piccola società immobiliare intesa a costruire un immobile per la vendita e che presumibilmente nei primi periodi d’imposta conseguirà modeste perdite fiscali.

E’ vero che l’istituto del preventivo interpello alla competente Direzione regionale delle Entrate è lo strumento previsto per la possibile disapplicazione della restrittiva norma in presenza di fattispecie per le quali il contribuente ritiene che non sussistano motivi di elusività, ma è altresì vero che nel recente passato l’Amministrazione finanziaria è stata particolarmente restrittiva nel concedere la disapplicazione della citata normativa.

Le suddette restrizioni si vanno ad aggiungere a tutta una serie di restrizioni già vigenti quali la determinazione di un reddito minimo determinato con applicazione di coefficienti, la non riportabilità delle perdite di esercizio, la determinazione di un reddito minimo anche ai fini IRAP, alla possibilità di perdita definitiva di eventuali crediti IVA.

La manovra di “Ferragosto” non si ferma qui, la stessa introduce inasprimenti anche nel caso di concessione in utilizzo di beni da parte della società ai propri soci, prevedendo una nuova fattispecie reddituale in capo al socio medesimo nel caso di non applicazione di tariffe di mercato, l’indetraibilità dei relativi costi da parte della società e l’obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate, non solo dell’utilizzo di beni societari, ma anche di eventuali finanziamenti effettuati dai soci nei confronti della società.

L’articolata e complessa citata normativa porta inevitabilmente a dover riflettere con urgenza sulla convenienza o meno di mantenere in essere realtà societarie che, anche se realizzate per finalità produttive, possano incappare nelle nuove e pesanti restrizioni normative.

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