Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Energia elettrica e gas, IVA al 10 per cento: facoltà o obbligo?

04 Gen2012

Mi è stato chiesto se l’aliquota i.v.a. del 10 per cento, prevista per l’acquisto di energia elettrica e gas da parte di un’impresa manifatturiera, debba essere applicata obbligatoriamente dal cedente nei confronti dell’acquirente o se invece possa essere applicata l’i.v.a. nella misura ordinaria del 21 per cento.

La vigente normativa i.v.a. prevede per l’appunto che alla cessione di energia elettrica e gas per uso di imprese manifatturiere sia applicata l’i.v.a. nella misura del 10 per cento.

Si potrebbe pensare, invero, che nel momento in cui venga applicata l’i.v.a. nella misura ordinaria del 21 per cento, anziché di quella agevolata del 10 per cento, tale operazione possa essere neutrale per l’Erario, visto che l’impresa cedente incasserà e verserà i.v.a. per importo maggiore a quello normalmente dovuto, mentre l’impresa acquirente pagherà e porterà in detrazione i.v.a. per importo corrispondente a quello versato dal cedente.

Generalmente, nei casi di applicazione dell’i.v.a. in misura ridotta, la norma o la prassi chiedono che l’acquirente rilasci una dichiarazione scritta con la quale si attesti e si documenti la sussistenza di requisiti chiesti dalla normativa per l’applicazione dell’aliquota i.v.a. in misura ridotta, come nel caso, ad esempio, di acquisto di un’abitazione con caratteristiche non di lusso e sue pertinenze, da parte di un privato che è in possesso dei requisiti previsti per l’acquisto della prima casa.

Nel caso di discussione, invero, si è in presenza di una fattispecie diversa da quella ora indicata di richiesta di applicazione di aliquota i.v.a. agevolata.

Più precisamente si è in presenza del caso in cui un’azienda manifatturiera non attesta al venditore di avere i necessari requisiti per usufruire dell’aliquota i.v.a. in misura agevolata sull’acquisto di energia elettrica e gas.

In prima battuta si potrebbe ipotizzare che la posizione assunta dall’acquirente possa essere indifferente per l’Erario e che, anzi, in determinate fattispecie tale posizione possa essere addirittura conveniente per l’Erario medesimo, venendo applicata l’aliquota i.v.a. in misura ordinaria.

A ben vedere, però, non sempre si potrebbero avere situazioni vantaggiose per l’Erario o comunque svantaggiose per il contribuente. Si pensi, ad esempio, alla fattispecie di richiesta di rimborso del credito i.v.a. nel caso in cui il contribuente eserciti esclusivamente o prevalentemente attività che comportano l' effettuazione di operazioni soggette ad imposta con aliquote inferiori a quelle dell' imposta relativa agli acquisti e alle importazioni.

In relazione a tale fattispecie, si potrebbe infatti ipotizzare che l’applicazione di un’aliquota ordinaria sugli acquisti, anziché l’applicazione di un’aliquota ridotta, come per legge, potrebbe contribuire a far raggiungere uno dei requisiti richiesti dalla legge stessa per accedere ai rimborsi di i.v.a..

L’impostazione generale della normativa i.v.a. non sembra fornire la possibilità ai soggetti interessati (venditore/prestatore da un lato e acquirente/committente dall’altro) di determinare “a piacere” la misura applicabile dell’aliquota i.v.a. dovuta.

In altre parole le aliquote i.v.a. appaiono essere determinate per legge, sia nell’ovvio caso di applicazione di aliquota maggiori, sia anche nel caso di applicazione di aliquote minori.

Concluderei pertanto nel suggerire che i soggetti interessati all’operazione di acquisizione di energia elettrica e gas, di cui al punto 103) della tabella “A”, parte III, del D.P.R. 633/72, esaminino attentamente la propria posizione soggettiva di applicabilità dell’aliquota i.v.a. nella misura ridotta e rilascino al proprio fornitore un’attestazione conforme alla propria posizione soggettiva per l’applicabilità dell’aliquota i.v.a. nella misura prevista dalla legge.

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