Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Associazione sportiva non riconosciuta e codice fiscale

24 Feb2012

La riflessione che si intende proporre in questa breve nota, con riferimento ad un caso specifico, è se un’associazione sportiva, la quale svolge esclusivamente servizi istituzionali e quindi conformi allo statuto sociale e per la quale i proventi percepiti per la sua attività istituzionale sono esattamente uguali ai costi dalla medesima sostenuti, rientrando nella disciplina ex art. 143 TUIR, possa essere costituita con semplice scrittura privata e non essere titolare di codice fiscale. Sotto l’aspetto prettamente civilistico, si evidenzia che l’art. 36 del Codice Civile dispone che “L’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati.” Il Codice civile non richiede un’espressa forma per la costituzione delle associazioni non riconosciute. La forma scritta appare altresì essere necessaria quando nell’associazione medesima vengono apportati beni immobili a titolo di proprietà o di godimento per un periodo indeterminato o comunque superiore a nove anni, mentre la forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata appare essere necessaria nel caso di adozione di regimi tributari agevolati, di cui all’art. 148, D.P.R. 22.12.1986, n. 917. Il Decreto del Presidente della Repubblica 29-09-1973, n. 605, introduce disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti. In modo particolare, l’art. 3 - attribuzione del numero di codice fiscale – del citato decreto presidenziale, stabilisce che ogni soggetto obbligato all’indicazione del proprio numero di codice fiscale negli atti di cui al successivo art. 6, è tenuto a richiederne l'attribuzione a norma dell'art. 4.

L’art. 6 del citato decreto presidenziale individua le fattispecie per le quali è necessario disporre del codice fiscale. Il numero di codice fiscale deve essere indicato, ai sensi del citato articolo, in tutta una serie di atti e documentazioni, come, ad esempio, nelle fatture e nei documenti equipollenti emessi ai sensi delle norme concernenti l'imposta sul valore aggiunto; nelle richieste di registrazione degli atti; ect. Se quindi un’associazione non riconosciuta non compie o perfeziona uno degli atti indicati nella citata norma di legge, non sembra essere obbligato a chiedere il codice fiscale.

Va detto che, ai sensi dell’art. 143, primo comma, TUIR, non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’art. 2195 del codice civile, rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente, senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. Viene allora da domandarsi se l’associazione non riconosciuta che svolge servizi istituzionali, i cui proventi non eccedono i costi di diretta imputazione e che quindi rientrano nella previsione di cui al citato art. 143, era tenuta alla comunicazione del modello EAS all’Agenzia delle entrate, ex art. 30, del D.L. 29-11-2008, n. 185 - controlli sui circoli privati. La citata norma prevede che siano i soggetti che godono delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 148 del TUIR (e non anche all’art. 143 TUIR) a dover adempiere a tale obbligo di legge. In conclusione, pur ritenendo in linea di massima opportuno che un’associazione ex art. 143 del Tuir, costituita con atto scritto o anche solo verbalmente, chieda l’attribuzione di un proprio codice fiscale all'Agenzia delle entrate, non risulta che tale fatto sia espressamente richiesto dalla normativa vigente.

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