Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Associazioni sportive senza scopo di lucro

04 Feb2012

L’art. 143, primo comma, TUIR dispone che “….. Per i medesimi enti (n.d.r.: enti non commerciali) non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell' articolo 2195 del codice civile rese in conformità alle finalità istituzionali dell'ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione.”

In base a tale disposizione, un’associazione sportiva preposta alla collaborazione con l’Automobile Club provinciale di competenza in funzione dell’aggregazione degli Ufficiali di Gara, della facilitazione delle convocazioni per i servizi richiesti in occasione di gare e manifestazioni in generale nonché dell’organizzazione delle trasferte, non dovrebbe svolgere attività commerciale nel momento in cui, in occasione di alcune manifestazioni sportive durante l’anno, la stessa, in ottemperanza all’oggetto associativo, proceda a svolgere l’attività statutaria, provvedendo a percepire corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione.

Tal’ultimo aspetto (equilibrio ricavi/costi) può essere documentato dal fatto che, in relazione ad ogni singola ricevuta emessa, l’Associazione viene ad elencare i nomi dei commissari di gara, nonché l’importo a ciascun erogato a titolo di rimborso spese.

Le attività svolte dalle associazioni a vantaggio di soggetti non associati effettuate a fronte di corrispettivo, si considerano normalmente commerciali, ad eccezione della fattispecie sopra esaminata e prevista dal citato art. 143 TUIR.

A nulla vale il riferimento di cui all’art. 148 TUIR nella parte in cui evidenzia che “non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati”, nella misura in cui tali associazione abbiano l’atto costitutivo redatto per scrittura privata o atto pubblico, o comunque scrittura registrata. Invero l’art. 148 TUIR fa riferimento alle prestazioni agli associati e non anche a terzi.

Gli Enti che non sono commerciali per definizione, indipendentemente dall’ammontare che conseguono non hanno obblighi di tenuta della contabilità ai fini fiscali, non sono soggetti a dichiarazioni IVA o IRES, non dovranno richiedere il numero di partita IVA: agiranno, quindi, quali consumatori finali (Vedasi “La gestione degli Enti su base associativa” – Euroconference Editore – Ed. 2010 – pag. 128).

Ai fini IVA la disciplina fiscale risulta conforme a quella delle imposte dirette in quanto l’art. 4, del D.P.R. 633/72, non prevede una norma espressa di esercizio di attività commerciale da parte di un’associazione nei confronti di terzi e nel momento in cui, per la decadenza della non commercialità, la norma stessa rinvia, nel comma 9 del citato articolo 4, a quanto previsto espressamente dall’art. 111 bis del TUIR.

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