Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Procacciatore inglese - Committente italiano

21 Apr2012

Un procacciatore di affari, residente in Inghilterra asserisce di non essere titolare di partita IVA per disposizione della legge inglese, non raggiungendo un determinato importo di fatturato annuo. Lo stesso ha procacciato un affare per conto di un committente italiano, inviando una ricevuta/fattura (invoice) per le commissioni maturate, non evidenziando il numero di partita. Si chiede di esaminare i vari adempimenti fiscali ai fini IVA connessi alla suddetta prestazione.

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Ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 633/72, l'imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato, nell'esercizio di imprese o nell'esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate. In altri termini, le operazioni rilevanti ai fini IVA sono quelle effettuate da imprese o da chi esercita arti e professioni.

Ai sensi dell’art. 7 ter, del citato decreto, le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato:

a) quando sono rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato;

b) quando sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 58/E del 31-12-2009, ha evidenziato che le prestazioni di servizi cosiddette generiche, rese a soggetti passivi (comunemente detti rapporti Business to Business o B2B), si considerano territorialmente rilevanti nel territorio dello Stato se rese a soggetti passivi stabiliti in Italia. La stessa ha aggiunto che in caso di prestazione di servizi rilevante ai fini IVA in Italia, effettuata da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, tutti gli adempimenti relativi all'applicazione dell'imposta gravano sul committente soggetto passivo.

Nella Circolare n. 12/E del 12-3-2010, l’Agenzia delle Entrate, in relazione ad uno specifico quesito sull’inversione contabile, ha evidenziato che , nel caso in cui un'operazione rilevante ai fini IVA in Italia sia effettuata da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, tutti gli adempimenti relativi all'applicazione dell'imposta gravano sul cessionario, il quale dovrà procedere all'assolvimento dell'IVA secondo il meccanismo dell’inversione contabile.

Nella Risoluzione Agenzia Entrate n. 437/E, del 12-11-2008, in relazione a prestazioni di intermediazione rese a favore dell'istante da privati (comunitari o extracomunitari), ossia da soggetti che operano al di fuori dell'esercizio di una attività economica, l’Agenzia medesima ha rilevato che tali prestazioni non rientrano nel campo di applicazione dell'imposta per carenza del presupposto soggettivo.

La stessa Agenzia ha aggiunto che diversamente, qualora la rilevanza e la frequenza delle operazioni poste in essere dovessero integrare i presupposti per riconoscere in capo all'intermediario l'esercizio di un'attività economica quale professione abituale e, pertanto, la sussistenza del requisito soggettivo dell'imposta, si renderebbe applicabile la disciplina riferibile alle prestazioni rese dai soggetti passivi d'imposta comunitari o extracomunitari.

In virtù dei riferimenti normativi e di prassi sopra evidenziati, si ritiene che, nel caso specifico, il procacciatore d’affari sembra non avere soggettività VAT in virtù di una specifica norma vigente in Inghilterra e non tanto per l’occasionalità dell’operazione. L’art. 7 ter del citato decreto non specifica invero il requisito soggettivo che deve avere il soggetto che svolge il servizio ed in relazione a tale fatto, tenendo conto di varia dottrina in merito, si riterrebbe consigliabile, nel caso specifico, procedere all’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile, integrando la fattura del procacciatore inglese con l’IVA e registrando la stessa sia nel registro IVA delle vendite che in quello degli acquisti.

Si ritiene opportuno suggerire di acquisire idonea documentazione (possibilmente un’attestazione dell’ufficio fiscale inglese) dalla quale evincere che il procacciatore d’affari non ha un numero VAT, in quanto, non avendo il medesimo tale numero per disposizione di legge, l’operazione non dovrebbe essere indicata nel modello INTRA, ai sensi dell’art. 50 del D.L. 331/93.

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