Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Impianti fotovoltaici e detassazione ambientale

05 Set2012

In questi giorni, con riferimento all’emanazione del decreto 5 luglio 2012 del Ministero dello sviluppo economico (cosiddetto “quinto conto energia”), torna alla ribalta la problematica della cumulabilità della detassazione di cui agli investimenti della Legge 388/2000 (cosiddetta Tremonti ambientale) e della tariffa incentivante relativa ad impianti fotovoltaici.

Tale problematica riguarda le aziende che in periodi passati, sino al 26 giugno 2012 (data di abrogazione delle agevolazioni della Tremonti ambientale), hanno realizzato impianti fotovoltaici.

A tal riguardo, va rammentano che l’art. 6, commi da 13 a 19 della L. 23 dicembre 2000 n. 388 (Finanziaria 2001), prevedeva la “detassazione” per le piccole e medie imprese (PMI) della quota di reddito corrispondente ad investimenti cosiddetti “ambientali”, e che, con riferimento agli impianti fotovoltaici, i vari “conti energia” hanno riconosciuto la cosiddetta tariffa incentivante, agevolazione, di per sé stessa, non fiscale.

L’Art. 19 (Cumulabilità delle tariffe di cui al decreto 19 febbraio 2007 con altri incentivi pubblici), del citato decreto ministeriale del 5 luglio 2012, con riferimento alla problematica della cumulabilità delle due agevolazioni di cui sopra, ha ora stabilito che il suddetto limite del 20% di cumulabilità si applica anche alla detassazione per investimenti di cui al citato articolo 6, della Legge 388/2000. Trattasi di investimenti, effettuati non per obbligo di legge, aventi natura ambientale, relativi ad acquisizione di immobilizzazioni materiali, finalizzate a prevenire, ridurre e riparare danni causati all'ambiente.

E’ noto che detti investimenti vanno calcolati con l'approccio incrementale, che, come chiarito nella Risoluzione Agenzia delle Entrate 11 luglio 2002, n. 226/E, fa riferimento alla quota parte dell'investimento realizzato al fine di ottenere esclusivamente migliorie ambientali, senza tener conto di eventuali altre tipologie di migliorie, considerando solo l’eccedenza di detti investimenti rispetto alla media di analoghi investimenti realizzati nei due periodi d’imposta precedenti.

Aspetto formale altrettanto importante è che le imprese interessate, sono tenute a rappresentare nel bilancio di esercizio gli investimenti ambientali realizzati, procedendo a comunicare agli organismi competenti gli investimenti agevolati realizzati, ai sensi del comma 13 dell'articolo 6, entro un mese dall'approvazione del bilancio annuale.

I soggetti beneficiari dell'agevolazione, come evidenziato nella circolare n. 1 del 3 gennaio 2001, sono le piccole e medie imprese - di cui al decreto 18 settembre 1997 del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato – comunemente PMI - che esercitano, in regime di contabilità ordinaria, le attività di cui all'art. 51 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).

Aspetto particolarmente delicato, sollevato nella citata risoluzione 11 luglio 2002, n. 226/E, è che il costo dell'investimento va rettificato dei vantaggi economici ottenuti in conseguenza dell'investimento ambientale realizzato, questi ultimi valutati in termini di aumento di capacità produttiva, di risparmi di spesa e di produzioni accessorie aggiuntive. Questo elemento è particolarmente rilevante, in quanto, in altri termini, essendo la finalità della norma quella di agevolare esclusivamente l’aspetto ambientale, si dovrebbe procedere a “nettare” l’ammontare degli incrementi ambientali, dei vantaggi economici derivanti dagli investimenti medesimi. E’ ben chiaro però che gli investimenti fotovoltaici sono stati effettuati grazie ad incentivi tariffari che rendono possibile, nel corso della vita utile prevista dell’investimento stesso, non solo recuperare il costo dell’investimento effettuato, ma conseguire addirittura un margine economico positivo.

Pertanto, a mio avviso, tutti i problemi connessi al concetto di incrementi degli investimenti, l’eventuale rettifica delle dichiarazioni fiscali, l’eventuale riapprovazione del bilancio per effettuare la comunicazione agli organi ambientali competenti in tempo utile, appaiono essere problemi di secondaria rilevanza, rispetto al problema principale che può essere individuato nel fatto che in presenza di investimenti nel fotovoltaico sembrerebbe non sussistere un importo agevolabile ai fini della "Tremonti ambientale", nella misura in cui si debba “nettare”, l’investimento effettuato dei margini positivi economici conseguiti o da conseguire.

A tal riguardo si fa presente che nella "Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente (2001/C 37/03), alla voce "Costi ammissibili", punto 37. si sottolinea letteralmente, tra l'altro, "..... In ogni caso, i costi ammissibili devono essere calcolati al netto dei vantaggi apportati dall'eventuale aumento di capacità, risparmi di spesa ottenuti nei primi cinque anni di vita dell'impianto e delle produzioni accessorie aggiuntive realizzate nell'arco dello stesso periodo quinquennale.".

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