Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Perdite su crediti

07 Dic2012

Recentemente il cosiddetto “Decreto Crescita”, D.L. 83/2012, convertito in legge, ha modificato l’art. 101, comma 5, del Tuir, in materia di deducibilità fiscale delle perdite su crediti.

Il nuovo testo di legge, dopo aver integrato la fattispecie della detraibilità delle perdite per crediti nei confronti di soggetti in procedura concorsuale, ivi introducendo l’ipotesi di credito nei confronti di soggetto che ha concluso un accordo di ristrutturazione del debito omologato, ha recepito normativamente ciò che in passato era stato soltanto un indirizzo di prassi e cioè la possibilità di portare in detrazione fiscale i crediti commerciali, iscritti in contabilità, di modesto importo, esigibili ma non recuperabili, prescindendo dalla ricerca di rigorose prove formali.

Il citato articolo di legge dispone che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e, a tal riguardo, gli elementi certi e precisi sussistono per la recente norma, in ogni caso, quando il credito sia di modesta entità e sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso.

Il credito si considera di modesta entità quando ammonta ad un importo non superiore a 5.000 euro, per le imprese di più rilevante dimensione, che ad oggi sono individuate nelle aziende che conseguono un volume d'affari o ricavi non inferiori a 150 Milioni di Euro (stante l’ultimo Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate alla data odierna) e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.

La recente norma stabilisce inoltre che gli elementi certi e precisi sussistono quando il diritto alla riscossione del credito è prescritto.

Va sottolineato che elementi certi e precisi per documentare la perdita del credito, al di fuori delle presunzioni di legge, potrebbero ragionevolmente essere individuati nell’infruttuosità di atti di precetto; nel pignoramento negativo o nell’assenza documentata di beni di proprietà del debitore; nella non rintracciabilità del debitore stesso o nella cessazione dell'impresa debitrice.

Va a tal riguardo sottolineato che l'Amministrazione Finanziaria ha sempre assunto una posizione molto restrittiva, essendo necessario per la medesima il carattere della “definitività” (Risoluzione 9/656 del 1979) e/o della “inevitabilità” della perdita (Risoluzione 9/517 del 1980), da comprovare con adeguata documentazione.

Nella Risoluzione 18/E/2009, l’Agenzia delle Entrate non ha, ad esempio, ritenuto sufficiente l'esito di un pignoramento infruttuoso quale elemento certo e preciso sufficiente per la deduzione della perdita, mentre Cassazione, con sentenza 17220/2006, ha riconosciuto che il pignoramento infruttuoso può essere elemento certo e preciso per la deduzione della perdita.

Nel caso in cui i crediti siano assicurati, va tenuto conto che la quota del credito contrattualmente assicurata non rappresenta per l’azienda creditrice perdita deducibile, venendo la stessa rifusa dalla Compagnia assicurativa.

Nel caso in cui la Compagnia assicurativa documenti in maniera adeguata la non recuperabilità del credito stesso, la società creditrice ed assicurata, potrebbe portare in detrazione fiscalmente la perdita del credito non assicurata che viene ad incidere negativamente sulla medesima, previo ovviamente l’utilizzo di apposito fondo svalutazione credito non tassato.

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