Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Alcune riflessioni in materia di rivalutazione monetaria delle immobilizzazioni d’impresa

21 Gen2014

Alla luce della disciplina di rivalutazione monetaria introdotta dalla legge di stabilità 2014 (Legge 27.12.2013 n° 147 - G.U. 27.12.2013), è opportuno riflettere sin da ora su alcuni aspetti della norma stessa.

La rivalutazione può avere solo effetto civilistico e non anche fiscale?

La normativa di cui sopra offre la possibilità per gli esercenti attività d’impresa (non anche per i lavori autonomi) di rivalutare monetariamente i beni d’impresa che risultano iscritti nelle immobilizzazioni tecniche, materiali ed immateriali, nel bilancio al 31 dicembre 2012 ed ancora in proprietà al 31 dicembre 2013, comprese le partecipazioni di controllo e collegamento, ad esclusione dei beni “merce”.

L’operazione di rivalutazione è senza dubbio interessante sotto l’aspetto della presentazione del bilancio, anche in funzione del “rating” bancario, in quanto porta a far emergere valori economici delle immobilizzazioni materiali in linea con i valori di sostituzione delle immobilizzazioni stesse, oltre a riserve patrimoniali che, al netto delle fiscalità latente, nelle società di capitale (s.p.a, s.r.l., s.a.p.a) potrebbero essere utilizzate per coprire perdite di esercizio, ovvero riequilibrare nelle società di persone (s.n.c. e s.a.s) situazioni di prelevamenti soci eccedenti il patrimonio netto disponibile.

Al momento, le aliquote fiscali previste dalla norma in materia di rivalutazione sono relativamente alte: 16% per i beni ammortizzabili, 12% per quelli non ammortizzabili. Forse tali aliquote, per rendere più appetibile la rivalutazione monetaria stessa, potrebbero essere ridotte a breve termine con apposite modifiche normative.

Il problema che oggi appare discusso e, rispetto al passato, non chiaro, è se detta rivalutazione possa essere effettuata solo con effetti civilistici, senza cioè procedere al pagamento di alcuna imposta sostitutiva. In tal caso ovviamente gli ammortamenti relativi all’importo rivalutato sarebbero fiscalmente indeducibili e l’eventuale plusvalenza sulla cessione del bene andrebbe determinata fiscalmente senza tener conto della eventuale rivalutazione effettuata solo civilisticamente. La precedente legge di rivalutazione monetaria offriva questa possibilità.

Oggi, stante il differente tenore letterale della norma, alcuni commentatori evidenziano che detta rivalutazione non può essere solo civilistica, ma che la stessa deve necessariamente essere anche fiscale, con conseguente pagamento dell’imposta sostitutiva. Altri invece evidenziano che detta rivalutazione può essere solo civilistica e non anche fiscale. Il tenore letterale del comma 143 della citata legge di stabilità fa, a mio avviso, propendere per evidenziare che la rivalutazione potrebbe essere effettuata soltanto con valenza civilistica, in quanto in esso si evidenzia che il maggior valor attribuito ai beni di impresa si considera riconosciuto ai fini fiscali mediante versamento dell’imposta sostitutiva. Stando così le incertezze interpretative bisognerà attendere specifico chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Rivalutazione – effetti sulle società di comodo ed effetti sugli ammortamenti nei conti economici.

Va tenuto conto che, con riferimento all’attuale norma, a partire dal periodo d’imposta 2016, i nuovi valori avranno effetto anche ai fini del test di operatività per le società di comodo. Pertanto nel valutare la convenienza o meno a procedere in tal senso bisognerà attentamente riflettere su tale aspetto, soprattutto oggi in cui le società che hanno immobili iscritti nelle immobilizzazioni, non riescono con facilità a superare il test richiesto per essere escluse dall’applicazione del regime proprio delle società di comodo.

A tal riguardo, potrebbe essere oggi interessante, tenendo conto anche della necessità di contenere più possibile gli effetti economici degli ammortamenti nel conto economico, in periodi non certo rosei per le aziende, applicare il metodo di rivalutazione consistente nel ridurre il fondo ammortamento.

Con l’applicazione di tale metodo, si potrebbero avere due effetti positivi, che ovviamente vanno verificati in relazione alle esigenze di ciascuna azienda, da un lato non innalzare la base di calcolo per la determinazione del test di operatività, dall’altro non far aumentare nel tempo l’importo degli ammortamenti gravanti in conto economico.

Rivalutazione monetaria ed ACE per imprese individuali e società di persone (s.n.c e s.a.s).

Ai fini della valutazione della convenienza o meno per le imprese individuali e le società di persone, in regime di contabilità ordinaria, ad effettuare la rivalutazione monetaria di cui alla legge di stabilità 2014, va tenuto presente che tali imprese, a differenza delle società di capitali, assumono quale entità agevolabile ai fini ACE il patrimonio netto risultante al termine di ciascun esercizio, considerando anche le riserve derivanti dalla rivalutazione monetaria.

Tutto il patrimonio netto contabile, compresa la riserva di rivalutazione monetaria, costituisce per le suddette tipologie d’impresa, la base su cui applicare il rendimento nozionale (3% fino al 31 dicembre 2013, 4% per periodo d’imposta 2014, 4,5% per periodo d’imposta 2015, 4,75% per periodo d’imposta 2016) per determinare l’ACE relativa all’impresa, che consiste in un importo da dedurre dal reddito d’impresa in ciascun anno.

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