Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Credito d'imposta per la ricerca

20 Set2016

Quesito

Un’azienda individuale in procinto di presentare il modello Unico 2016 riportante il credito d’imposta per ricerca di cui alla Legge 23/12/2014 n. 190 – chiede di poter verificare determinate componenti di spesa. Alla luce della documentazione esaminata, si fornisce la seguente risposta.

Risposta

1) Tipologia ricerca

Le spese per ricerca che la normativa vigente (Legge 23/12/2014 n. 190 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015) considera ai fini del credito d’imposta riguardano le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

- lavori sperimentali o teorici,

- ricerca pianificata o indagini critiche,

- elaborazione di progetti, piani, disegni, prototipi, progetti pilota.

In modo particolare, l’art. 2 del - Decreto ministeriale 27/05/2015 - Attuazione del credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo – recita testualmente:

1. Sono ammissibili al credito d'imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

a) lavori sperimentali o teorici svolti, aventi quale principale finalità l'acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o usi commerciali diretti;

b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);

c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati; può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, inclusi gli studi di fattibilità, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto a fini di dimostrazione e di convalida;

d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

2. Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

L’Agenzia delle Entrate – con Circolare 16/03/2016 n. 5/E – punto 2. Ambito oggettivo – ha specificato quali sono le attività di ricerca agevolabili, facendo espresso riferimento all'elencazione delle attività ammissibili di cui alle "Definizioni" recate dal paragrafo 1.3, punto 15, della vigente "Disciplina degli aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione" di cui alla Comunicazione della Commissione (2014/C 198/01) del 27 giugno 2014 (pubblicata nella GUUE C/198 del 27 giugno 2014) relative, rispettivamente, alla "ricerca fondamentale" (lettera m), alla "ricerca industriale" (lettera q) e allo "sviluppo sperimentale" (lettera j).

Alla luce delle definizioni di cui sopra, come evidenziate nella circolare citata alla cui lettura si rinvia, si ritiene opportuno che, nel caso specifico, l’azienda, per il tramite del suo consulente tecnico, elabori una relazione tecnica che mostri come appunto le spese dalla medesima sostenute rientrino in una delle attività di ricerca richiamate espressamente dalla norma, il tutto per fugare il dubbio che tali spese non siano altro che spese di produzione rifatturate al cliente finale, ma spese di ricerca effettiva. Tale relazione potrà risultare particolarmente utile in fase di verifica futura da parte dell’Agenzia delle entrate.

2) Determinazione eccedenza investimento

La misura del credito di imposta di cui alla suindicata normativa è pari al: - 25% della spesa incrementale relativa ai costi per strumenti e attrezzature di laboratorio e per le privative industriali;

- 50% della spesa incrementale relativa ai costi del personale altamente qualificato e dei contratti di ricerca cd. “extra muros” (i.e. contratti con Università, enti di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative).

A tal riguardo si rinvia al disposto dell’art. 5 del Decreto ministeriale 27/05/2015 - Attuazione del credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo.

In modo particolare, si evidenzia che la ditta interessata, da come verbalmente detto, ha iniziato ad effettuare attività di ricerca nel solo periodo d’imposta 2015. A tal riguardo, si suggerisce che l’azienda esamini attentamente il rapporto tra spesa complessiva sostenuta per lavoro dipendente nel corso del periodo d’imposta ed ammontare complessivo dei ricavi, confrontando detto dato con quello di ciascuno dei tre periodi d’imposta precedenti (2012-2014), il tutto al fine di considerare dati “congrui” sotto l’aspetto aziendale e scongiurare possibili contestazioni future sul fatto che l’azienda non abbia di fatto tenuto conto della criterio espressamente richiesto dalla normativa vigente di applicare le percentuali agevolative alla “spesa incrementale” rispetto a quella media sostenuta del triennio 2012-2014.

3) Tipologia spese sostenute per ricerca

In merito alle spese agevolabili, a differenza di analoghe e precedenti norme agevolative in materia di ricerca, la norma vigente di cui sopra evidenzia che sono agevolabili esclusivamente le seguenti tipologie di spese:

1) Spese relative a personale interno altamente qualificato e addetto ad attività di ricerca e sviluppo (inclusi quelli che svolgono la propria attività in forza di un contratto di somministrazione di lavoro);

2) spese relative a quote ammortamento di strumenti e attrezzature laboratorio;

3) spese relativa a contratti di ricerca con università, organismi di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative;

4) spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un'invenzione industriale o biotecnologica privative industriali.

A tal riguardo si evidenzia che tra le spese agevolate non rientrano i “materiali” come invece compaiono evidenziati in giallo come spese per la determinazione del credito d’imposta. A tal riguardo, si suggerisce di tenere conto, ai fini del calcolo del credito fiscale spettante, esclusivamente delle voci di spesa espressamente richiamate dalla normativa vigente.

4) Documentazione e certificazione spese

La normativa vigente richiede espressamente che i controlli sono svolti dall'Agenzia delle entrate sulla base di apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel Registro dei revisori legali, di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39. Tale certificazione deve essere allegata al bilancio.

La stessa normativa aggiunge che le imprese beneficiarie sono tenute a conservare con riferimento ai costi sulla base dei quali è stato determinato il credito d'imposta di cui al presente decreto, tutta la documentazione utile a dimostrare l'ammissibilità e l'effettività degli stessi.

In particolare, per quanto riguarda i costi del personale, per il periodo d’imposta 2015, è necessario predisporre fogli di presenza nominativi riportanti per ciascun giorno le ore impiegate nell'attività di ricerca e sviluppo, almeno con riferimento mensile, firmati dal legale rappresentante dell'impresa beneficiaria, ovvero dal responsabile dell'attività di ricerca e sviluppo.

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