Approfondimenti economici finanziari a cura di Spigarelli Mariano
Mariano Spigarelli dottore Commercialista

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Note di credito per procedure concorsuali ed individuali

27 Ago2018

Quesito:

Si vorrebbe fare il punto sullo stato della normativa vigente in relazione alla possibilità di emettere nota di credito in caso di infruttuosità del credito per procedure concorsuali e procedure esecutive individuali ed in modo particolare su quando è possibile emettere la NOTA DI CERDITO IN RETTIFICA DELL’IMPOSTA.

Risposta:

Il secondo comma dell’art. 26, D.P.R. 633/72, prevede, tra l’altro, che se un'operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione di cui agli articoli 23 e 24, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l'ammontare imponibile, in conseguenza di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell'articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell'articolo 67, terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell'articolo 19 l'imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell'articolo 25.

L’individuazione del momento in cui è acclarata detta infruttuosità dipende dal tipo di procedura (concorsuale o paraconcorsuale) contemplata dal citato art. 26, come l’Amministrazione finanziaria ha avuto modo di precisare in alcuni documenti di prassi. In maniera particolare, nella C.M. del 17 aprile 2000, n. 77/E e nella risoluzione dell’Agenzia delle entrate del 16 maggio 2008, n. 195/E, in relazione alle singole tipologie di procedura concorsuale, è stato specificato che detto momento di infruttuosità è stabilito:

- fallimento: dalla scadenza del termine per i reclami al piano di riparto dell’attivo (art. 110 della LF) - definitività del medesimo, ovvero, in assenza del piano di riparto, dalla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura (art. 119 della LF) del fallimento stesso. Queste indicazioni sono state confermate anche dalla circolare 7 aprile 2017, n. 8/E;

- concordato preventivo: la disposizione riguarda i soli creditori chirografari e per la parte percentuale del loro credito che non trova accoglimento con la chiusura del concordato. Nella specie si deve considerare il passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, ma anche il momento in cui il debitore concordatario adempie agli obblighi assunti in sede di concordato, con relative conseguenze nell’ipotesi di dichiarazione di fallimento nel corso della procedura in argomento. Nella prassi è stato generalmente letto dagli operatori come necessità di attendere la chiusura delle operazioni di liquidazione. Con riferimento al concordato preventivo, ed esattamente in risposta ad un quesito circa il momento di emissione della nota di accredito in caso di omologa di tale procedura, l’Amministrazione finanziaria, con circolare n. 8/E/2017, punto 13.2, ha avuto modo di sottolineare che non operando alcuna distinzione fra le finalità e le modalità di realizzo della medesima, la nota di variazione “può essere emessa solo quando è definitivamente accertata l’infruttuosità della procedura” e, quindi, nel “momento in cui il debitore adempie gli obblighi assunti nel concordato stesso”. Con riferimento a tale procedura, la posizione dell’Amministrazione Finanziaria risulta quanto meno ambigua, facendo riferimento “oltre che alla sentenza di omologazione (art.181 L.F.) divenuta definitiva, anche al momento in cui il debitore concordatario adempie agli obblighi assunti in sede di concordato”. Veniva richiesto un controllo successivo dell’adempimento degli obblighi assunti dal debitore concordatario, che nella prassi è stato generalmente letto dagli operatori come necessità di attendere la chiusura delle operazioni di liquidazione.

- liquidazione coatta amministrativa: decorso il termine previsto dall’art. 213 della Legge fallimentare per le opposizioni al piano di riparto.

Per quanto concerne le altre procedure individuate dalla norma, e cioè gli accordi di ristrutturazione (o ADR) ed i Piani ex art. 67 LF, pare potersi ricondurre il momento di rilevazione della variazione in diminuzione da parte del cedente-prestatore ai seguenti eventi:

- alla data del decreto di omologa per l’accordo di ristrutturazione del debito;

- alla pubblicazione nel Registro delle imprese per il piano di risanamento.

Per le procedure esecutive individuali la nota di credito potrà essere emessa quando il credito del cedente non trova soddisfacimento attraverso la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita dei beni esecutati ovvero quando sia stata accertata e documentata dagli organi della procedura l’insussistenza dei beni da assoggettare all’esecuzione.

• nel caso di pignoramento presso terzi, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti che presso il terzo pignorato non vi sono beni o crediti da pignorare;

• nel caso di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità;

• nel caso in cui, dopo che per tre volte l’asta per la vendita del bene pignorato sia andata deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.

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